A cena col dottore… e col regista

Dall’intervento di Paolo Genovese alla presentazione del libro del Prof. Piero Barbanti, tutti i momenti della cena-talk del 29 marzo

Presso l’Osteria Pucci di Roma musica, divertimento, gusto e sensibilizzazione su un tema che riguarda circa 6 milioni di italiani. Per fare informazione e dare un contributo alla ricerca scientifica su una delle patologie più invalidanti del mondo.IMG_2865

Ad aprire il dibattito l’acclamato regista Paolo Genovese, che ha ammesso di aver sofferto in maniera cronica di mal di testa e di essersi per questo rivolto all’equipé del Prof. Barbanti.

«Al di là del farmaco e della terapia», spiega il regista, «ciò che mi permette oggi di convivere con l’emicrania è la capacità, acquisita grazie al Prof., di riconoscere i motivi e le possibili cause degli attacchi. Oggi il mio mal di testa è reso meno grave dalla consapevolezza e dal controllo, che mi permettono di capire cosa fare per porvi rimedio.

Anche per quanto riguarda gli alimenti ho imparato a riconoscere quelli che mi portano o intensificano il mal di testa».

«La cefalea come patologia crea paradossalmente rapporti di comunione tra le persone, perché è una malattia così profondamente invalidante che nel momento in cui conosciamo qualcuno con le stesse problematiche immediatamente cascano le barriere e si trova un senso di comunanza. Quindi in realtà l’utilizzo del mal di testa anche drammaturgicamente nella narrazione ha un senso. Nel mio prossimo film infatti, intitolato “Il primo giorno della mia vita” e che comincerò a girare dopo l’estate, i due protagonisti soffrono di mal di testa. Volevo trovare due persone completamente diverse caratterialmente e fargli scoprire un elemento in comune che li legasse profondamente: mi sembrava interessante che questo elemento fosse proprio il pathos, il dolore, in questo caso l’emicrania. Tra loro scattano immediatamente la complicità e lo scambio di consigli: sai cosa prova quella persona quando soffre, quando si sente solo, quando gli passa la voglia di fare qualsiasi cosa. Tutte quelle sensazioni insomma che chi soffre di mal di testa conosce e che legano le persone, come succede anche nel caso di altre malattie».

 

Una reciprocità e un’empatia inusuali.

Come conferma infatti il Prof. Barbanti, «avere in comune con un’altra persona lo stesso tipo di disturbo ti fa sentire da un lato meno solo ma ti mette anche in sintonia con il prossimo. In particolare, l’emicrania è una macchina che va a suo regime, non è una macchina grippata. E spesso i temperamenti dei cefalalgici sono simili, la biologia e la biografia dei pazienti si fondono. Paolo Genovese ad esempio è estro allo stato puro, perfetta genialità emicranica: è incredibile questo aspetto di esplosività creativa che contraddistingue i soggetti emicranici. Il cervello dell’emicranico è costantemente al lavoro, non ha mai pace, è una centrale nucleare che, nonostante si tema, non scoppia mai.

L’emicranico inoltre è longevo perché avendo un “grillo parlante” in testa che lo avverte persino quando passano le nuvole e cambiano gli ormoni figuriamoci se non si accorge in tempo quando è iperteso o quando diventa anemico. Quindi capisce molto prima degli altri di aver sgarrato e in qualche maniera corre ai ripari».

 

A conclusione del dibattito si è dato il via alla ricca cena ispirata ai sapori tipici della tradizione romana, presentati in chiave rivisitata.

Tra una portata e l’altra non sono mancati i consigli alimentari del Prof. Barbanti: come esposto infatti nel suo libro “Mangia sano che ti passa”, nell’alimentazione sono contenute importanti chiavi per capire e combattere il mal di testa, analizzando gli elementi di correlazione tra cibo e cefalee.

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On March 31st, 2017, posted in: Eventi, News by